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Election Day


Domani sarà election day.

Dopo mesi di insopportabile campagna pubblicitaria, i responsabili marketing&comunicazione al servizio dei partiti potranno finalmente godersi le ferie, lontano dal baillame e dalla confusione che hanno creato.

Personalmente sono convinto che le loro vacanze dureranno poco. Temo, infatti, che il risultato che uscirà dai seggi provocherà l’ennesimo stallo decisionale, causato dalla mancanza di una maggioranza coerente in grado di governare. Purtroppo in questo paese abbiamo portato il metodo del veto incrociato a vette inarrivabili negli altri paesi. E questo non solo in politica: in Italia non é importante “fare”, creare qualsiasi opportunità presente o futura. L’essenziale è riuscire a non farlo fare ad altri, a prescindere da qualsiasi valutazione di merito.

Non ho la capacità di capire perchè e come siamo diventati così, ma qualche considerazione ce l’ho. Abbiamo consolidato l’idea che si nasca con 100 e che, fin dalla culla, la vita sia una corsa a perdere, in cui ogni energia ed arma vadano usati per mantenere intatto il piccolo grande patrimonio di benefici a nostra disposizione. Non c’è neanche l’ombra del sospetto che la nostra esistenza, anche il nostro benessere materiale e spirituale, possa migliorare grazie alla nostra iniziativa ed alle nostre capacità. Qualsiasi novità viene affrontata innanzitutto come una minaccia allo status quo, senza neanche spendere un minuto per provare a capirne il valore reale. Ogni progresso avviene per osmosi, quando la realtà esterna ci obbliga in qualche modo ad accettarlo. Una dimostrazione storica é data dal fatto che quasi tutti i miglioramenti politici e sociali degli ultimi tre decenni sono stati più o meno imposti dalla Comunità Europea.

L’economia è lo specchio di questo atteggiamento.

Negli ultimi decenni la maggior parte degli “imprenditori” non ha più rischiato i propri capitali con investimenti e progetti di medio/lungo termine. Si sono trasformati in finanzieri improvvisati, capaci solo di tagliare i costi ed investire gli utili in speculazioni in grado di rendere senza rischi. Peggio hanno fatto le banche, sempre più restie a fare il loro lavoro (prestare denaro ad aziende e persone per migliorare la propria condizione) a scapito di una lotta per l’autosostentamento fine a se stessa. Ormai le banche italiane sono fuori dal mondo reale, così come la nomenclatura politica che le controlla; esistono solo per i tanti che hanno esposizioni nei loro confronti (soprattutto per i mutui) e per la BCE, che compensa continuamente le loro perdite. Il risultato è che chi ha denaro se lo tiene stretto e chi avrebbe bisogno/voglia di investire e rischiare non può farlo.

Siamo un popolo conservatore, anche quando si parla di rivoluzione è quasi sempre per tornare all’antico (“fuori dall’euro”, “aumentiamo le pensioni”, “via gli stranieri dall’Italia” ecc. ecc.).

Per questo sono molto scettico su queste elezioni. Facile prendersela con una classe politica ridotta alla caricatura di se stessa ma che è stata votata e sostenuta per decenni dalla maggioranza dei cittadini. Ha ragione Gandhi, il cambiamento è innanzitutto in se stessi. Se davvero vogliamo che la nostra vita migliori, prendiamo atto che il mondo è andato avanti negli ultimi trent’anni anche senza di noi, che forse è il caso di cambiare atteggiamento nel quotidiano, comprendendo che non ha senso privare del loro futuro i nostri figli solo per la paura di perdere qualcosa oggi.