Essere cattolici in Francia, essere cattolici in Italia
Domenica è stata celebrata la prima Comunione di Marianna.
È stato un bel giorno di festa, in cui siamo riusciti a raccogliere almeno la parte romana della famiglia, per stringerla intorno ad una bambina di (quasi) 11 anni per la sua prima cerimonia importante vissuta in maniera consapevole.
Forse anche come conseguenza dei miei anni di educazione salesiana, ho sviluppato un forte “spirito critico” nei confronti della chiesa romana e, in generale, di quasi tutte le religioni.
E da quando viviamo in Francia ho potuto notare quale differenza profonda ci sia tra il modo in cui viene praticato il cattolicesimo in Italia e come in Francia.
In uno stato laico come la Francia, la religiosità è un fatto intimo, personale, che nulla ha a che vedere con riti collettivi di conformismo sociale.
Tutto questo, se da un lato porta moltissimi di coloro che frequentano le chiese ad essere molto più bigotti e “fondamentalisti” rispetto alla consuetudine italiana, dall’altra mi stupisce ogni volta per la profonda convinzione che accompagna i cattolici praticanti.
Una differenza che salta immediatamente all’occhio per chi, da bravo italiano trapiantato a Roma, ha acquisito un concetto fondamentale: l’italiano medio non è cattolico, è papalino.
C’è un rapporto storico e culturale così profondo tra la popolazione e la chiesa che la religione quasi si trasforma in un pretesto per seguire una “liturgia” comportamentale che, in effetti, poco ha a che fare con la religiosità, ma che è fortemente ancorata al contesto sociale.
Il risultato è che il cattolicesimo italiano è mediamente vissuto in maniera molto più superficiale (ed ipocrita) di quello francese, le chiese italiane sono molto più grandi e vuote, quelle francesi più piccole e piene ma, soprattutto, su tutto pervade la netta separazione tra la spiritualità dei cittadini e la vita pubblica.
Un principio, quello della laicità dello stato, che viene inculcato fin dalla scuola materna e che, a mio parere, contribuisce moltissimo a creare quella differenza abissale che c’è nel comportamento sociale tra francesi ed italiani.
Probabilmente queste considerazioni non interessano a nessuno, però la cerimonia è durata quasi due ore; ho avuto modo di rifletterci un po’…