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HUIT ANS...


Era la mattina del 27 gennaio di otto anni fa, quando prendemmo possesso (finalmente) delle chiavi del nostro appartamento parigino.

Iniziava così, ufficialmente, la nostra nuova vita in Francia, tra colonne di scatoloni appena scaricati dai traslocatori e quel senso di stordimento che ti assale quando ti rendi conto che indietro non si può tornare.

Da quella fredda giornata d’inverno ne sono successe di cose. Belle e brutte.

Belle come vedere crescere le nostre bambine perfettamente bilingue, inserite nella scuola pubblica francese ed iniziare a coltivare le prime amicizie sui banchi di scuola.

  • Iran Air - Champs-Élysées

Belle come accorgersi giorno dopo giorno che anche a cinquant’anni suonati, con due figlie molto piccole e senza una famiglia alle spalle, si può ricominciare a coltivare la speranza e la convinzione in un futuro migliore.

Belle come vivere quotidianamente una delle più meravigliose città del mondo, pur con tutti i suoi problemi e le sue contraddizioni, perché non sei lì a fare il turista: ne fai parte, con tutti i diritti ed i doveri che ne conseguono.

  • giochi in giardino [2013]

  • Auusterlitz

  • Parc André Citroën

  • Palais Royal

  • il passaggio di Beaugrenelle (quando era aperto)

Brutte perché abbiamo vissuto la stagione degli attentati, quella della rivolta dei jilets jaunes e altri momenti tristi, senza contare la pandemia attuale, uguale in tutto il mondo.

Brutte perché comunque non è semplice ricominciare da capo, assimilare un nuovo codice comportamentale, una nuova lingua, una nuova cultura.

Ma è esaltante.

  • XVI arrondissement

  • Ostetrica in sciopero!

  • in cima al Beaubourg

  • Métro Alma-Marceau

A distanza di otto anni qualcuno mi chiede ancora se mi manca l’Italia.

Certo, mi mancano i familiari, gli amici, che entrambi erano già lontani prima, sparsi per mezza Italia; figuriamoci adesso.

Mi manca la Bellezza di Roma, anche lei con tutte le sue contraddizioni ed i problemi mai risolti (non per niente è gemellata con Parigi) ed i suoi volti millenari, scolpiti tanto nelle statue quanto nelle espressioni delle persone che incroci per strada.

Ma non ho nostalgia e non tornerei a vivere stabilmente in Italia.

Forse il fatto di essere nato e cresciuto a Torino, la più francese delle città italiane, ha lasciato qualcosa dentro di me che mi ha fatto immediatamente sentire a casa.

Forse ho avuto la fortuna di non avere mai vissuto problemi di inserimento in quanto “straniero” ed “italiano”. Anzi, all’inizio sono rimasto colpito dall’affetto e dalla stima che mediamente viene accreditata a chi arriva dal Bel Paese (il nostro padrone di casa, ad esempio, ci ha preferito ad altri candidati proprio in quanto italiani).

  • mercato rionale

  • Parc Sainte-Périne

  • Opéra Garnier [01]

  • Opéra Garnier [02]

  • Opéra Garnier [03]

  • Beaugrenelle sotto la neve

E poi ho provato troppa rabbia, troppa amarezza quando siamo partiti. I sentimenti che si provano quando ti senti respinto da tua madre, quando non riconosci più il mondo in cui sei cresciuto, quando ormai la regola è diventata eccezione e viceversa.

“Casa è dove ti senti a casa”, afferma qualcuno e credo sia vero.

Per noi la cosa più importante è vedere le nostre bambine crescere serenamente, coltivando due lingue e due culture diverse ma sorelle, con una prospettiva futura un po’ più solida di quella offerta dall’Italia.

Italia, forse è il caso di ricordarlo, dove in un solo anno è cresciuto quasi del 5% il numero di italiani che se ne è andato.

Darwin sosteneva che non sono i più forti quelli che sopravvivono ai grandi mutamenti, ma coloro che sanno adattarsi più rapidamente.

Ecco, trasferirsi all’estero, soprattutto quando non sei più un ragazzino, rappresenta un grande allenamento darwiniano.

Una forma di allenamento che l’Italia ha abbandonato, così come la curiosità per il mondo e l’amore, l’interesse verso il futuro delle nuove generazioni.

E probabilmente è questa la cosa che fa più male.

Quindi, se già sapete che vi mancheranno il bidet e le lasagne della nonna, un consiglio: lasciate perdere.

[foto: Marco Bena per MOndoFrAtToLiLlO - © 2013-2021 ®]