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Je suis Charlie


Sono passati 10 giorni da quando si è conclusa la drammatica settimana in cui Parigi è stata vittima di alcuni terroristi.

E pure sembra passato molto più tempo, da quel mercoledì mattina in cui iniziò a diffondersi la notizia che tutta la redazione di Charlie Hebdo era stata sterminata da due assassini, insieme ai poliziotti che avevano cercato di proteggerla.

Charlie Hebdo: una rivista satirica che ben pochi conoscevano fuori dalla Francia, dove comunque non era poi così popolare, per quanto diffusa.

E neanche il tempo di catturare i due fratelli autori della strage che un altro terrorista prende in ostaggio personale e clienti di un piccolo supermercato ebraico in una zona nevralgica della città, la Porte de Vincennes, con altre vittime e ancora paura.

Come è andata a finire lo sappiamo; quello che non sapremo mai, probabilmente, è il come ma, soprattutto, perché sia successo tutto questo.

Tante notizie, indiscrezioni, scoop veri e mancati, una valanga comunicazionale che, alla fine, lascia stremato anche il cittadino più interessato a conoscere e capire.

Eppure, tutto lo sconvolgimento della vita normale non ha impedito a migliaia di cittadini di reagire subito, quando ancora i banditi erano in fuga e la situazione cambiava da un minuto all’altro.

Una mobilitazione spontanea che ha mostrato al mondo quanto Parigi sia, oggi più che mai, il faro della Civiltà occidentale.

La capitale di un paese dove l’integrazione, fra mille difficoltà, sta procedendo da decenni, grazie alla capacità di trattare tutti da cittadini, in uno Stato laico in cui il sentimento religioso è intimo e personale.

Per questo hanno marciato in piazza donne, uomini ed anche bambini di ogni colore, di ogni religione e di ogni stato sociale. Ed è stata un’emozione meravigliosa e forte da vedere e condividere.

Il terrorismo non si è fermato venerdì 9 gennaio alla Porte de Vincennes. Continuerà a seminare morte e distruzione nel mondo, anche (se non soprattutto) dove i media sono meno presenti e la reazione popolare più difficile da organizzare. Ma certamente le immagini di una metropoli internazionale, una delle città più belle del mondo, che sfila compatta davanti alle telecamere, unita dal senso di appartenenza ad una nazione che ancora oggi si basa su valori che hanno rivoluzionato la nostra civiltà, resteranno negli occhi e nelle coscienze di molti.

In questo momento non vedo un’arma migliore per combattere chi vorrebbe farci tornare a vivere nella paura, come schiavi anziché come persone libere.